Nuares.it e Asiniochilegge Vi invitano a
TEMPO SENSIBILE – 1970/1995 – Novara centro di cultura
Inaugurazione il 1° marzo alle ore 18.00.
La mostra resterà aperta dal 1° marzo all’8 marzo con orario 16.00/19.00.
La Mostra è dedicata all’attività di Otello Soiatti e della casa editrice Tempo Sensibile, da lui fondata, attiva a Novara dal 1970 al 1995.
In mostra i numeri della rivista letteraria che per un quarto di secolo ha portato Novara alla ribalta culturale nazionale e le opere letterarie edite dalla casa editrice.
Ogni pomeriggio alle 18.00 un interprete diverso leggerà le poesie di Otello Soiatti (Otèlo) o di alcuni poeti che collaborarono con TEMPO SENSIBILE o da lui éditi (tra cui due dei massimi poeti dialettali novaresi, Sandro Bermani e Luisa Falzoni):
venerdì 1° marzo – reading di Paola Turchelli
sabato 2 marzo: Ezio Ferraris
domenica 3 marzo: Antonio Costa Barbé
lunedì 4 marzo: Franco Malvezzi
martedì 5 marzo: Italo Allegra
mercoledì 6 marzo: Gianfranco Pavesi
giovedì 7 marzo: Paolo Nissotti
sabato 8 marzo: Emanuela Fortuna
Otello Soiatti nasce a Pola il 13 ottobre 1930, quando la città è, a pieno titolo etnico, parte dello Stato italiano e capoluogo della provincia d’Istria (Venezia Giulia). Cresce in una famiglia operaia; a diciotto anni, con i primi scritti espressivi della propria sensibilità, diventa consapevole delle propensioni intellettuali connaturate in lui, anche attraverso un ingaggio da “attore stipendiato” nella compagnia del Teatro del Popolo di Rovigno d’Istria. Le recite, in lingua italiana, iniziano alla fine del 1948 e terminano un anno dopo.
Negli stessi anni una composizione drammatica di Otello, La schiava istriana, viene premiata nel concorso dell’Unione degli Italiani, promosso dal regime di Tito.
Nel 1950 l’autore, appena ventenne, segue la via dei suoi concittadini nell’esilio: è l’anno in cui approda esule a Novara, dove prova la dura vita del campo profughi. Nel 1960, oltre ad alcuni versi inseriti nell’opera Momenti lirici, vere e proprie pause dalle problematicità derivate dalla sua condizione di esule, realizza il testo proso-poetico L’erba verde del tempo.
La sua vitalità creativa non si spegne ed anzi realizza l’idea di una propria rivista letteraria-artistico-culturale. Nasce così Tempo Sensibile. Sono gli ultimi mesi del 1970. La rivista ottiene uno sviluppo sorprendente, razionalmente imprevedibile. L’attività culturale continua e, grazie anche alle collaborazioni con alcuni intellettuali come Giorgio Bàrberi Squarotti, si giunge all’organizzazione del “Premio Letterario Città di Novara”, nel quale confluiscono i patrocini delle maggiori istituzioni cittadine: vero e proprio paradigma delle attività culturali del Piemonte per ben diciotto edizioni.
Nel contempo la rivista cresce e si aprono sedi nelle quali, a titolo di “ritrovo culturale”, interagiscono proposte letterarie, arti visive, musicali ed altro ancora: un vero e proprio centro di diffusione culturale.
Oltre alla rivista, prende corpo una piccola editoria come promanazione della medesima e, per alcuni anni, la neonata casa editrice – Edizioni del tempo sensibile – partecipa al Salone del libro di Torino.
Tutto finisce nel 1995: Soiatti ritorna ad essere autore ed editore di sé stesso.
L’attività intrapresa, apparentemente dispersiva, non è stata affatto inutile. Le cognizioni acquisite diventano l’humus creativo delle successive elaborazioni, tutte al servizio della sua naturale vocazione lirica.
Otello diventa un prolifico realizzatore di versi. Al ritmo, alla musicalità delle parole si aggiunge la struttura, che fa dello scritto una poesia: trova contorni precisi per ogni componimento, come chiudendo in cornice i disegni del suo fraseggio. Auspica, non a caso, un nuovo Rinascimento delle Arti. Un riscatto degli antichi valori. Un nuovo classicismo, fatto di attuali immaginazioni e moderne soluzioni formali.
La sua fertile fantasia vive e opera ancora oggi in Novara.
Riportiamo le considerazioni di Otèlo – tratte dall’intervista-postfazione di Paolo Rigo, conclusiva del volume Traversando la poesia – alla domanda: Tempo Sensibile?
«Discorso non facile. Si tratta di riassumere la sua presenza irradiata da Novara per un quarto di secolo. Doveva sopperire all’incompiutezza delle mie aspettative esistenziali. Risolta, almeno così credevo, l’esigenza di un vivere confortato dalla creazione di una famiglia, rimaneva da assecondare l’aspirazione ad una crescita intellettuale. Di una crescita della conoscenza nei campi delle arti umanistiche. Tra l’impegno del capofamiglia e il lavoro per le sue necessità, restava poco spazio nel quotidiano, nello scorrere delle settimane, dei mesi, degli anni, per altre cose. Novara allora era fiacca nell’offerta culturale… di ambienti pubblicamente idonei. C’era Milano, fervente di maggiori iniziative, di prospettive che volevano libertà di movimento. Quel movimento che non mi era possibile senza rischiare turbamenti coniugali. Conoscevo qualche rivista d’amatore. Nacque l’idea di crearne una mia. Il suo nome, Tempo Sensibile, significava “sensibilità per il proprio tempo”, che poi Roberto Blagoni, giovane intellettuale della Pola croata definì in questo modo: “il tempo dell’esperienza (che guarda al passato) e il tempo dell’azione (che guarda al futuro) incontrandosi diventano Tempo Sensibile”. La definizione è del 1994.
L’intento iniziale era la necessità di venire in contatto con analoghe esigenze personali. Per similitudine problematica ambientale e situazione da sottobosco creativo. Dal letterario all’artistico e alle altre discipline collaterali. Il messaggio fu recepito e arrivarono i primi lettori-abbonati-collaboratori. Erano gli ultimi mesi del 1970. Il 1971, quello d’inizio della pubblicazione periodica, fu un avvio promettente. Anni esaltanti. Poi la rivista incappò dannosamente negli scioperi postali reiterati dell’epoca. Le copie finivano nelle discariche invece che agli abbonati. Non ero Mondadori. Fu difficile riaversi. Ma la rivista si riprese. Giocò a favore l’organizzazione del Premio Letterario “Città di Novara”, promosso col patrocinio di enti pubblici e privati. In prima fila il Comune e l’Istituto Geografico De Agostini. Il premio durò per 18 edizioni. Ebbe presidenti di giuria Mario Bonfantini e Giorgio Bàrberi Squarotti. Un’edizione arrivò a quasi 800 partecipanti da tutta Italia e anche dall’estero. La manifestazione si chiudeva con la presenza del sindaco e dei vigili urbani, in alta uniforme, all’ingresso. Furono premiati autori al primo successo, replicato poi altrove. Fu per me una fondamentale esperienza. “Tempo Sensibile” così prese quota anche qualitativamente. Fino alla fine dei suoi giorni, travagliati ma anche caparbiamente sostenuti. […] Scelsi di chiudere per stanchezza, per perdita d’energia responsabile. Negando ad altri di impossessarsene per scopi speculativi di basso livello, di sfruttamento della vanità altrui. Pensai: “Meglio finire con un canto del cigno che tra gli anatroccoli”.
L’ultimo numero fa testo al mio concetto. Era l’anno 1995.»